La sfida del "New normal"

Nell'ultimo numero di Formazione e Cambiamento, rassegna trimestrale su teorie e pratiche dell'apprendimento, si parla delle innovazioni che ci aspetteranno nel nostro lavoro nei prossimi anni e cosa possiamo fare per sfruttarle al meglio.

Anche Maria Rita Fiasco, Presidente di Gruppo Pragma, è intervenuta sull'argomento parlando della sfida del "new normal".

La sfida del "New Normal"

Ogni qual volta entro in azienda, ed in particolare quando parlo con i responsabili HR e L&D, quel che spesso osservo è quanto sia necessario diffondere nei processi di capacity building metodologie e strumenti pensati per ottenere il massimo da ciò che è diventato “normale” per le persone (the new normal).
Ma cosa è diventato “normale” nella vita delle persone? L’osservazione di come noi tutti stiamo cambiando, suggerisce la risposta: l’essere collegati in rete con i pari, ma anche con i capi o con gli esperti di determinati contenuti; cercare in Internet ciò che occorre nel momento in cui serve; “parlare” con Google usando frasi e correlazioni; fare domande o sottoporre problemi in chat (su Skype, Messanger, Whatsapp, Slack et similia), ai propri colleghi, collaboratori e capi, creare contenuti, “taggarli” e metterli a disposizione di altri presenti nella grande rete.
Il digitale è entrato nella nostra routine “normale” di persone. La tecnologia si è fatta abitudine e relazione quotidiana. Il web è sempre più “conversativo”

E nelle aziende? Accanto alla formazione formale (corsi in aula, corsi e-learning, webinar e aule virtuali, etc.), emerge l’esigenza di orientare, valorizzare e mettere “in trasparenza” i processi di apprendimento informale, che possono accelerare lo sviluppo di competenze on the job. Ci sono di mezzo gli stili di apprendimento, il ricambio generazionale, la necessità di adeguare competenze e crearne di nuove, prima ancora che si sia arrivati a definirle e a codificarle. Skill gap e skill shortage: l’acquisizione di nuove competenze richiede affiancamento, feedback costante, contaminazione, learning-by-doing, fare e risolvere insieme.

Creare connessioni tra formal & informal learning

Si parla di “crossover learning”: creare connessioni tra apprendimento formale e informale, arricchire la conoscenza con la forza dell’esperienza; dare senso alle attività informali per aumentare l’impatto dell’apprendimento. Penso che nei prossimi due anni ci attendano due importanti sfide:

  • integrare diverse modalità, sostenere e dare direzione ai processi di apprendimento informali, originati nel luogo di lavoro e nelle reti sociali e professionali
  • usare i dati del “learner journey” (i learning analytics) per individuare e anticipare i bisogni delle persone in apprendimento, suggerire possibilità e percorsi (una sorta di “Spotify learning” con le compilation della settimana…)

 

apprendimento informale in azienda, il web conversativo che tra social e tecnologia aiuta la formazione on the job

 

“Itinerari” di lavoro

Negli ultimi venti anni le teorie dell’apprendimento, i paradigmi e le applicazioni hanno seguito l’evoluzione dei modi di apprendere delle persone e il cambiamento della società (v. Learning Theory Map citata in calce). Oggi siamo di fronte a nuove scoperte e nuovi dilemmi. L’intelligenza artificiale, il machine learning, l’automazione spinta sono già realtà. Difficile essere del tutto preparati di fronte alle trasformazioni di un’epoca accelerata. Possiamo però cercare di essere pronti: fondamentale è condividere e confrontare esperienze, aprire la mente a nuove scoperte. Noi stiamo lavorando in particolare su tre iniziative di innovazione, che cercano di cogliere le novità presenti nel quadro sinteticamente tracciato.

Processi di apprendimento informali con i chatbot

Chatbot è già una parola dal forte hype mediatico. Vi sono tanti diversi sistemi intelligenti e piattaforme, sarà interessante vedere l’evoluzione dei software capaci di chattare fluidamente con l’utente in linguaggio naturale, rispondere direttamente alle domande, registrare e incorporare la conoscenza informale, generata dalle interazioni e dalle conversazioni. Seguiamo questo tema da quasi dieci anni, partendo da un progetto di ricerca europeo e da un tutor virtuale dotato di un sistema di algoritmi intelligenti e non ci siamo più fermati, il cuore è il laboratorio di ricerca AREA Science Park a Trieste.

Ambienti di apprendimento digitale

Neuroscienze e digitale aprono nuove progettualità. Dall’incontro con un team di psicologi esperti di processi di cambiamento (HC), a Trieste in AREA Science Park è nata la suite digitale “Dive Immersive Change”, pensata per supportare processi di coaching, mentoring e feedback,  ancorati a rigore psicologico, contenuti e modalità in grado di dare all’utente aiuto individuale e personalizzato. Un sistema che vuole mantenere “human touch”, utilizzando le tecnologie innovative.

Competenze dei formatori

Da una Knowledge Alliance europea (www.eleaderacademy), nasce un modello formativo basato sulle OER (Open Educational Resources) e le e-tivities, per processi di apprendimento in comunità di pratica. Cambiano le skills dei manager (e-leadership), deve evolvere e ampliarsi il portfolio delle competenze dei formatori: content curation e online facilitation sono le nuove skills,  su cui costruire e sperimentare un ambiente digitale di lavoro per il formatore e un ambiente di apprendimento per manager e studenti universitari.

Riferimenti

 

Articolo tratto dalla rivista Formazione e Cambiamento numero 5/2017 "Technology Enhanced Learning: futuro prossimo"

 

 

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