Parole O_stili 2018: parole come ponti

Paole O_stili è un progetto di sensibilizzazione contro la violenza delle parole, soprattutto quelle usate sui social e nel digitale.

Nato nel 2017 a Trieste, in poco tempo è stato capace di riunire persone da tutta Italia e oltre: il Manifesto delle parole ostili è stato sottoscritto da 300 blogger, comunicatori ed influencere, e poi da più di un milione di persone sui social, ed è ormai tradotto in 21 lingue — compreso l’emojitaliano!

A giugno 2018 si è tenuta a Trieste la seconda edizione di Parole O_stili, la giornata evento dedicata alla buona comunicazione. Tema di quest’anno era il ponte: tra nazioni, tra culture, tra persone, tra vicini, per avvicinare un interlocutore all’altro.

Parole ostili Trieste 2018 Le parole sono come ponti

Noi ovviamente non potevamo mancare, e abbiamo condiviso le parole di tante donne e tanti uomini che credono in una comunicazione più rispettosa e attenta a chi c’è dall’altra parte, e che davanti all’odio non si sta in silenzio. Queste sono alcune delle parole e delle idee che sono rimaste con noi:

1) “2 italiani su 3 ritengono che il linguaggio violento e le fake news siano ormai la normalità comunicativa su internet e che non si possa fare nulla per contrastarli.”
Un’immagine superficiale di internet è quella di vederlo come un rischio, come un appiattitore di emozioni e di relazioni. Ma Internet è molto di più: il digitale può avvicinare le persone, renderle più forti, aiutarle a trovare se stesse e la propria comunità.

2) “Le parole sono pericolose sia quando sono abrasive, sia quando sono viscide: le prime sono più facili da riconoscere e da rifiutare, le seconde sono più pericolose e stanno in una zona grigia di accettazione.”
Usare parole viscide come gli stereotipi spoglia la persona della sua individualità e la riduce a un’immagine non realistica della sua etnia, della sua religione, del suo genere, del suo orientamento sessuale. In certi casi lo stereotipo è tanto sottile e nascosto che rischia di non essere nemmeno rilevato dai nostri radar — come quando una donna si lascia chiamare dottore achitetto.

3) “Non serve parlare di pancia, perchè nella pancia stanno le emozioni totalizzanti come la paura e la rabbia. Non parliamo di pancia: parliamo di pensiero, parliamo di cuore.”
Quando le emozioni ci stringono la pancia è meglio fare un passo indietro, tacere, e ascoltare testa e cuore. Poi rispondere.

4) “Per andare incontro all’altro dobbiamo disarmarci, e dobbiamo partire noi: se ognuno aspetta che inizi l’altro, si resta immobili.”
Disarmarci di pregiudizi, di idee preconcette, di meccanismi di difesa, di tutti quei “Tanto so come andrà”“E’ tutto inutile”. Disarmarci non ci rende più fragili, ma ci rende più liberi e ci permette di ascoltare profondamente chi abbiamo davanti.

5) “Nella comunicazione aziendale, siamo quello che comunichiamo: mostriamo i nostri valori, prendiamo posizione. Non fa nulla perdere la clientela che non ti piace e che non rispecchia chi tu sia.”
Sorgenia ha voluto sottolineare l’importanza del coraggio di essere se stessi e di abbracciare il presente. Diverse fra le aziende che hanno presenziato sono state criticate per aver campagne pubblicitarie che presentavano coppie omosessuali, persone disabili, relazioni di parità fra i generi, o anche solo per termini colloquiali.

6) “Se non esistesse contrasto, non avremmo Ikea.”
Queste sono le parole con cui il colosso svedese ha riassunto uno dei cardini comunicativi interni che da sempre alimenta quell’originalità caratteristica di Ikea. Senza la libertà di poter dire “Non sono d’accordo con te” non esiste innovazione. Senza orizzontalità tra i lavoratori non esiste confronto.

E per per chiudere con le parole della lectio magistralis di Michela Murgia che ha aperto la giornata: “Il problema è quando smettiamo di riconoscerle (NdA: le parole viscide), e in quel momento lì quelle parole diventano il nostro quotidiano.”

Parole ostili Trieste 2018 Le parole sono come ponti

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