Come affrontano il cambiamento continuo persone e imprese?

L'evento "Immersive Change. Neuroscienze e digitale" raccontato dal Presidente di Gruppo Pragma Maria Rita Fiasco.

“Immersive Change. Neuroscienze e digitale” organizzato nel bellissimo TIMSpace di Milano, il 28 settembre 2017, ha rappresentato un momento di incontro e di riflessione su due mondi profondamente contemporanei: le scoperte neuroscientifiche e la tecnologia digitale che sta rivoluzionando socialità, relazione e l’intero assetto dell’economia. E’ stato un evento che ha suscitato molto interesse nei partecipanti, testimoniato dalle domande del pubblico e dal confronto con i relatori.

Ma perché il cambiare non è più “quello di una volta”?

Il keynote speech “Cambiare non è lo stesso cambiare” di Gian Maria Zapelli, Presidente HC, ha stabilito il filo conduttore principale, cercando di tracciare il contesto e il quadro a cui riconnettere stimoli e contributi successivi.

Quale sfida si presenta oggi a chi, in azienda, si occupa di cambiamento e di sviluppo delle persone? Viviamo un tempo accelerato, le aziende operano in mondi delocalizzati e globali. I parametri del contesto atomico - spazio, tempo, peso - che ci hanno accompagnato per secoli, rivestono oggi un senso relativo. Abbiamo accesso ad un sapere sconfinato, generato da intelligenze collettive – umane e artificiali e da dati sempre più “big” - siamo sempre connessi ma anche più smarriti e fragili, meno attenti e concentrati, più incerti e talvolta sgomenti di fronte a complessità difficili da comprendere e accettare.

Se la nostra “seamless life” digitale sta cambiando relazioni e comportamenti, motivazioni e modi dell’apprendere, anche la formazione deve cambiare, ripensarsi, andare oltre e fuori dall’aula, adottare approcci e modalità basati sulla partecipazione, sulla condivisione, sulla personalizzazione, sulla (co) produzione. E qui il digitale può essere una vera risorsa: connette persone e conoscenze, raggiunge tutti e ciascuno, in modo specifico e personalizzato, aiuta a sostenere la crescita delle persone e ad accompagnare cambiamenti: “human touch” insieme a “high tech”.

“Wired to be social”

Questo il titolo dell’intervento di Maddalena Fabbri Destro, Ricercatrice dell’Istituto di Neuroscienze del CNR di Parma e membro del team di scienziati coordinati da Giacomo Rizzolatti. La sua relazione scientifica ha catturato l’attenzione dei presenti, partendo da un excursus della quasi fortuita scoperta dell’esistenza nel cervello di una scimmia di particolari neuroni chiamati “neuroni specchio”, fino alle successive sperimentazioni e studi che hanno coinvolto i comportamenti umani e i meccanismi neurofisiologici dell’intersoggettività.

Il tutto nasce in un laboratorio in cui gli scienziati studiavano, attraverso sperimentazioni con una scimmia, i neuroni specializzati nel controllo dei movimenti della mano. Durante ogni esperimento era registrato il comportamento dei singoli neuroni della scimmia, mentre questa poteva accedere a frammenti di cibo, in modo da misurare la risposta neuronale a specifici movimenti. Ad un certo momento, mentre uno sperimentatore prendeva un frutto da un cesto, alcuni neuroni della scimmia, che osservava la scena, reagirono. Come poteva essere accaduto, se la scimmia non si era mossa? Fino ad allora si pensava che quei neuroni sotto osservazione degli scienziati si attivassero solo per funzioni motorie. Giacomo Rizzolatti e il suo team dimostrarono successivamente l'esistenza, nell'uomo di un sistema simile a quello rilevato nella scimmia: trovarono infatti che nell'uomo l'osservazione di azioni e movimenti altrui provoca emozioni e comportamenti “specchio”; si attivano in sostanza i neuroni dell’empatia.

Da quel momento in poi si sono succeduti numerosi studi; stanno emergendo, anche in chiave interdisciplinare, nuove piste di ricerca che aiutano a comprendere i meccanismi di funzionamento della nostra mente, le relazioni tra le persone, le emozioni, l’intelligenza sociale, la costruzione di significati condivisi.

Digitale e relazioni che cambiano

Enrico Pagliarini, giornalista di Radio24 dove cura e conduce “2024”, la trasmissione settimanale dedicata a Internet e all’attualità digitale, ha aperto il suo intervento con una provocazione: “chi lo dice che cambiare è bello e che vogliamo cambiare?”. Il cambiamento, secondo Pagliarini, è necessario ed ineludibile, ma anche faticoso e denso di minacce e rischi, oltre i quali non sempre è facile vedere l’opportunità.

Il lavoro, i prodotti, i processi, i modi di comunicare, produrre e vendere stanno cambiando profondamente, si creano nuovi sistemi di relazione con grandi opportunità un tempo impensabili. Stanno arrivando i robot, l’intelligenza artificiale e il machine learning che sostituirà tanta parte del lavoro che conosciamo.
Nella discussione che è seguita, alcuni partecipanti si sono chiesti: “davvero vivremmo in un mondo migliore se a ragionare fossero solo i robot o se ragionassimo come robot?” La relazione tra persone non ha soltanto implicazioni neurofisiologiche; attiva risorse emotive fondamentali in molte situazioni, capaci di capovolgere completamente giudizi e risultati.
In conclusione: siamo “cablati per essere sociali” e siamo nati per essere collegati con emozioni, motivazioni, e messaggi che ci mettono in relazione costante con gli altri.

Group of friends huddle in rear view together

Conoscere per cambiare

Possiamo quindi affermare che, conoscere le risorse di cui il cervello è dotato, sviluppare la consapevolezza su come funziona la nostra mente, sfruttare le opportunità del digitale sono leve fondamentali per ogni manager, professionista od operatore aziendale che desideri comprendere ed entrare in sintonia con l’interlocutore – che sia collega, capo, collaboratore, cliente, fornitore - e per vivere i processi di trasformazione in cui persone e organizzazioni oggi sono immerse.

Dobbiamo essere pronti a modificare in tempi rapidissimi abitudini quotidiane, metodi e strumenti di lavoro, modi di pensare e di agire. Abbiamo bisogno di nuove modalità e di un diverso approccio all’apprendimento, basato su personalizzazione, condivisione, feedback, per essere più vicini alle persone, con continuità ed efficacia. Perché apprendere rimane una costante condizione di sopravvivenza, tanto più vera oggi.

“Non vi è nessun periodo precedente della storia umana che lontanamente somigli a ciò che l’umanità sta per vivere” (Al Gore, 2013, The Future)

 

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